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Dolcevita: come indossarlo!

I maglioni dolcevita, dopo una grande popolarità negli anni Sessanta e Settanta per anni non sono stati considerati non “alla moda” e sono spesso visti come qualcosa di datato e superato, ma le cose stanno cambiando.

Diventa un capo elegante anche con l’abito, purché il tessuto non sia troppo spesso. Non bisogna confonderlo con il lupetto, che arriva a coprire solo metà del collo dalla dubbia eleganza.

Quando si indossa il dolcevita, si può fare a meno della sciarpa. Il pullover a collo alto è unisex – anche se nasce nel guardaroba maschile – ed è trasversale, mettendo d’accordo adulti e bambini. E’ realizzato in svariati tessuti da maglieria e resiste imbattuto agli stagionali trend modaioli.

Le origini del maglione dolcevita
I maglioni a collo alto, fino ai primi del novecento, erano indossati prevalentemente da chi lavorava in posti ventosi per proteggersi dal vento, senza l’ausilio della sciarpa, soprattutto dai marinai. Il commediografo britannico Noël Coward cominciò a indossarli a Londra, nel 1924, iniziando, così, a diventare popolari in alcune città inglesi, egli dichiarò che li indossava più per comodità che per scena.

I maglioni a collo alto diventarono uno dei capi d’abbigliamento più popolari tra chi si riconosceva nella controcultura degli anni Cinquanta e Sessanta: furono adottati in Inghilterra dai cosiddetti “giovani arrabbiati”, un gruppo di scrittori della classe operaia inglese, e negli Stati Uniti dai beatnik – cioè quelli della Beat Generation – e dalle Pantere Nere, i membri dell’omonimo movimento per i diritti degli afroamericani.

Contemporaneamente i maglioni a collo alto vennero usati anche da famose star del cinema, come Audrey Hepburn nel musical Cenerentola a Parigi , Steve McQueen in Bullitt, Robert Redford in Come eravamo e Diane Keaton in Io e Annie. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, diventarono popolari anche fuori dai movimenti giovanili.

Sull’eleganza da assegnare ai maglioni dolcevita c’era un po’ di ambiguità: si provò per qualche anno ad indossarli come sostituti della camicia e della cravatta, anche sotto le giacche, ma si capì in fretta che la cosa non funzionava.

Negli anni Ottanta tornarono a essere indossati da molte persone, sia in situazioni più informali sia in sostituzione della camicia, diventando popolari tra gli artisti e i creativi: Andy Warhol ne portava spesso uno nero. Ma probabilmente la persona più famosa a indossare con regolarità i maglioni dolcevita è stato Steve Jobs, che ne fece in un certo senso la propria uniforme, lo scelse per praticità e per avere uno stile personale e distinguibile.

Tornano di moda?
Negli ultimi anni le cose sono cambiate: ad un’esibizione al programma X-Factor la cantante Taylor Swift ne indossò uno nero e anche Kim Kardashian ha portato in passato un vestito con il colletto alto. Nel film del 2015 Vizio di forma Joaquin Phoenix ne indossa uno blu in diverse scene, così come Daniel Craig nella locandina di Spectre; e uno dei film più attesi dell’anno è stato proprio Steve Jobs. Anche molti atleti americani ultimamente hanno cominciato a portarlo.

Secondo Cartner-Molley uno dei fattori che contribuisce al ritorno di moda dei dolcevita è che gli anni Settanta stanno sostituendo gli anni Novanta come decennio più citato e preso a esempio dalla moda, dal cinema e in generale dall’industria culturale contemporanea: «E il collo alto è per gli anni Settanta quello che il girocollo era per gli anni Novanta e le loro t-shirt». Tra gli stilisti che hanno inserito nelle proprie recenti collezioni, maschili e femminili, maglioni o vestiti con colletti dolcevita ci sono Gucci, Stella McCartney, Valentino, J.W. Anderson e Fendi: molti giornalisti di moda scrivono però che per indossarli in maniera “contemporanea” andrebbero abbinati a una giacca, a una camicia o a una maglietta, e non portati da soli.