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Cioccolati Italiani: la storia di Ferrieri

Vincenzo Ferrieri, 32 anni, dalla finanza a Cioccolati Italiani e negli ultimi 7 anni ha aperto 18 negozi (di cui 7 all’estero). A fine 2016 prevede di fatturare 21 milioni di euro.

Lavorava nel settore finanziario e ora è a capo di Cioccolati italiani, la prima catena italiana specializzata in cioccolato e non ha paura di pensare in grande, di guardare al futuro senza abbandonare il passato.

La famiglia Ferrieri ha origini napoletane e affonda le sue radici nel mondo della ristorazione e somministrazione di prodotti alimentari. Vincenzo va a Milano e si laurea in economia. Inizia a lavorare nel mondo dell’alta finanza, prima in Italia e poi in Svizzera. Giornate lavorative lunghissime. Ma venendo da una famiglia di imprenditori, il pensiero di costruire qualcosa di suo, non l’ha mai abbandonato. Così insieme a suo padre decidono di iniziare un nuovo percorso a Milano. Ad ispirare, il nostro pasticcere, sono Paul e Le Pain Quotidien facendogli capire che la strada giusta era prendere un prodotto e il suo valore, e declinarlo in tutte le forme possibili. Da qui l’idea del cioccolato.
Nel 2009 nasce il primo punto vendita di Cioccolati in Piazzetta San Giorgio, a Milano. È un successo. C’è un po’ di tutto, dal gelato al cioccolato, ma anche la colazione e il brunch.  Per prevenire una caduta finanziaria, Ferrieri ha un idea: creare una catena di ristorazione. Creano la standardizzazione del format e manuali operativi. Aprono un secondo punto vendita al Duomo, il telefono inizia a squillare: erano persone interessate ad aprire un punto vendita nei loro paesi”. Ed è così che iniziano a spuntare nuovi punti vendita in tutta Italia e non solo.
Dal mondo occidentale sono arrivate poche richieste, sono loro ad aver inventato le catene di ristorazione: non le comprano da altri. Al contrario, il mondo arabo guarda con curiosità a ciò che non ha ma può comprare, così è stato aperto il primo punto vendita a Dubai. Il Medio Oriente sembra amare molto il cioccolato, specie le donne.

In tutto il mondo ormai da qualche anno si parla di “emergenza cacao”: se ne consuma più di quanto se ne possa produrre. Ferrieri e il suo team però non hanno paura. “Abbiamo fatto un accordo con un’azienda colombiana, Casa Luker, che produce cacao fino da aroma, convertendo piantagioni di coca in coltivazioni di cacao e istruendo i campesinos”. L’azienda forma i contadini, vende loro le piante e acquista il cacao ancora prima che queste diano frutti. Ma il business creato da Casa Luker permette ai contadini di coltivare la terra e guadagnare anche prima dei frutti del cacao: infatti prima gli fanno coltivare platano, poi il cacao e poi il tek. “Il know how dell’azienda permette di ottenere il 90% del frutto dalle piante di cacao, contro una media mondiale del 40-50%”.

Secondo Ferrieri il miracolo Cioccolati Italiani nasce sì da una buona idea, ma soprattutto dalle persone: “Tutto questo è stato possibile investendo nelle risorse umane, assumendo manager di Illy, Mc Donald’s: sono loro ad aver fatto la differenza”. Per questo l’eccellenza del fattore umano diventa fondamentale anche in sala, dove il cameriere non è più considerato solo un tramite tra la cucina e il cibo, ma si trasforma soprattutto in un venditore. “Se il personale di sala sa consigliare il cliente al momento giusto e nel modo giusto, proponendo un’aggiunta al suo piatto, il fatturato del punto vendita aumenta fino al 30%. Abbiamo sperimentato che 3 persone su 10 accettano di aggiungere panna al proprio gelato, se la si propone alla cassa. Perché non puoi sempre aumentare i clienti, ma così puoi aumentare il fatturato”.

Vincenzo Ferrieri non sapeva molto sul cioccolato, quando ha cominciato. Il che è strano se si pensa che in futuro vuole fondare una sua scuola di formazione sul cioccolato. Col tempo ha imparato a gustare il fondente “che per me non deve mai superare il 75%”. Ammira ogni giorno il lavoro solerte di pasticcieri e cuochi. Cioccolati Italiani è un idea vincente espressa chiaramente nel suo intervento al TED di Milano di quest’anno: “La differenza fra una piccola azienda e una di successo è il modo di pensare: dobbiamo pensare in grande, perché il pensiero è la chiave per mostrare al mondo il nostro immenso know how”. Ora si punta a Cioccolati Italiani 2.0
Ferrieri occupa la carica di responsabile dello sviluppo e marketing ed è cresciuto in pochi anni in maniera esponenziale. Nel 2009, il fatturato dell’unico punto vendi­ta, a Milano, toccava appena gli 800mila euro, le persone impiegate erano 18. Il 2015 si è chiuso con 16 punti vendi­ta, 16 milioni di euro di fatturato e 380 dipendenti.

E in futuro? Per il 2016, la parola chia­ve è Cioccology: come la mixology ha portato nel mondo del bere nuovi abbinamenti e materie prime, così con la Cioccology Ferrieri e i suoi, sono convinti, di poter introdurre una maniera nuova di degu­stare cioccolato & affini.